Fenomenologia dei diversi modi di esistenza mancata: i sette peccati capitali

La teoria e la prassi proprie della psichiatria si situano esattamente nell’ intersezione tra scienze della natura e scienze dello spirito. Come afferma Dilthey diversamente dalle scienze naturali, che tendono a rivelare le uniformità del mondo grazie al loro oggetto che è esterno all’ uomo, e viene compreso attraverso la spiegazione di un fenomeno, le scienze dello spirito tendono a vedere l’universale nel particolare indagando all’ interno dell’uomo, e in questo caso comprendono un fenomeno.

Ciò determina da una parte una ricchezza della stessa disciplina, caratterizzata dal fatto di accettare contributi teorici che provengono sia dal mondo della scienza che dal mondo della filosofia e della letteratura, ma dall’ altra, ovviamente proprio per tali caratteristiche di complessità, anche possibili confusioni di tipo epistemologico.

Anche se la seguente affermazione può sembrare poco intuitiva, dalla parte della scienze dello spirito si situano il metodo fenomenologico e in generale tutti i contributi di tipo filosofico alla psichiatria, mentre, sul versante delle scienze della natura sono presenti sia i contributi delle neuroscienze che gli altri modelli principali di prassi psicoterapeutica come il pensiero psicoanalitico, così come i modelli di tipo cognitivo-comportamentale, e sistemico- relazionale.

In questo senso quindi è importante sottolineare come il pensiero psicoanalitico così come i paradigmi cognitivo-comportamentali e sistemico-relazionale stiano esattamente sullo stesso versante delle neuroscienze, cioè quello delle scienze della natura, anche se spesso tra i diversi metodi si accendono dispute teoriche rilevanti.

In questa prospettiva dire che un paziente è psicotico perché ha un eccesso di dopamina, è un errore umano-scientifico e quindi epistemologico, che è molto simile all’ affermazione che io potrei fare se dicessi: “Sono andato a trovare i miei amici perché (a causa del fatto che) ho l’automobile oppure piove perché (a causa del fatto che) ho l’ombrello aperto”.

In realtà è la mia intenzione di andare a trovare i miei amici che si serve dell’uso della automobile, oppure è la pioggia che fa sì che il mio sistema intenzionale mi permetta di usare l’ombrello.

Noi cioè comunemente pensiamo che sia a causa delle automobili che ci muoviamo più velocemente. In realtà le automobili esistono secondariamente, come invenzione per il nostro desiderio (la nostra intenzione), di spostarci con rapidità.

Così è il cervello: ci serve come strumento costituitosi secondariamente alla esigenza primaria dei nostri progenitori biologici di pensare, parlare o muoverci (intenzione), ma non pensiamo, parliamo o ci muoviamo perché esiste il cervello.

Nello stesso modo, nel paziente psicotico potrebbe essere il disturbo dell’intenzionalità che comporta (al contrario di quanto comunemente affermi  l’odierna psichiatria ad indirizzo biologistico) la disfunzione neurotrasmettitoriale, e non viceversa.

Se quindi consideriamo centrale nel disturbo schizofrenico (meglio definirlo come stato mentale stabilmente disorganizzato) un disturbo dell’intenzionalità, possiamo concludere che se l’intenzionalità (il nostro progetto-nel mondo) è disturbata, la mente perde quelle capacità emergenti che le attribuiscono quel senso di unitarietà, condivisibilità e comprensibilità che contraddistinguono la cosiddetta normalità.

Ma se noi consideriamo la mente come un fenomeno emergente dalla struttura del cervello, la sua espressività è solo apparentemente unitaria, basandosi molto più probabilmente su “miriadi” di moduli funzionalmente relativamente indipendenti, ma interconnessi tra loro: la spiegazione dei sintomi psicotici in cui abbiamo aree di normalità accanto ad aree di follia, potrebbe essere nel venir meno dell’emergenza sistemica, dove al posto della coesione, cominciano a galleggiare “isole” di attività mentale.

La successiva riorganizzazione di queste “isole” provoca lo strutturarsi di un altro tipo di emergenza (che potremmo dire in qualche modo pseudo-adattativa, ma non per questo meno importante per lo strutturarsi di fenomeni cognitivi “nuovi”), e caratterizzata dall’ insorgenza di sintomi psicotici.

In questo senso quindi l’insorgenza di uno “stato psicotico” rappresenterebbe l’emergenza di uno tra i diversi possibili “sistema-mente” con la finalità (anche al di fuori dell’evidenza naturale) di attribuire qualità originali alla realtà circostante (ed invisibili alla maggior parte delle persone), rappresentando quindi paradossalmente una potenzialità “evolutiva” del nostro sistema cognitivo, altrimenti impossibile. Anche su un piano collettivo il significato della follia potrebbe essere correlato alla possibilità di attribuzione di nuovi valori e significati ad elementi della realtà altrimenti codificati secondo schemi pre-costituiti.

Quindi una psichiatria che si occupi dell’esistenza più che dei sintomi non può prescindere da considerazioni che riguardano lo studio non più di nosografia, classificazioni, e disturbi, ma che recuperi la semplicità di quelle condizioni psico-patologiche di base che sono ben descritte nella nostra cultura dai 7 peccati capitali…

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Info piellebi
Neurologo e Psichiatra. Scrittore di Haiku

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