La radura

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Da: C. F. Muscatello, P. Scudellari: Per un’etica dell’ascolto. Da Heidegger a Bion. Comprendre (volume 10, pp. 101-108).

“…Di fronte alla metafora della luce che, mentre smaschera la verità, appiattisce le differenze ed  acceca lo sguardo, l’ultimo Heidegger conia un’immagine-chiave, una nuova metafora che deve indicare che la verità non è qualcosa in piena luce, anzi non è luce ma un effetto che proviene dal  gioco fra oscurità e chiarezza. Si tratta di una metafora boschiva: la “radura” (Lichtung).
La parola Lichtung significa, in prima approssimazione, radura boschiva, e quindi un bosco – luogo oscuro – che è stato sfoltito e reso relativamente più accessibile alla luce (per l’analisi della complessità semantica implicata nella metafora della Lichtung, cfr. Amoroso, 1983). Come metafora il termine allude ad un venire-alla-luce a partire da un’oscurità irriducibile che circonda, nasconde e protegge.
Heidegger non vi si riferisce né nel senso letterale di radura né in quello traslato di chiarore, ma polarizza su questa immagine, oltre all’intrecciarsi di oscurità e luce, di nascondimento e  disvelamento, altri sensi e rimandi: il silenzio, il luogo dell’eco e del suo spegnersi, luogo di sosta a cui giungono e da cui si dipartono sentieri, luogo della quiete che allude anche al “suono della quiete”, luogo sacro (da locus = boschetto sacro). In questa metafora troviamo fuse percezioni visive, uditive e cenestesiche ciascuna delle quali si sovrappone all’altra in una tessitura che non sembra prevedere bordi. La Lichtung è il teatro metaforico «per la luminosità e l’oscurità, ma anche per l’eco e per il suo spegnersi, per ogni suono e per il suo svanire» (Heidegger, 1969, p. 173). La Lichtung è anche il luogo dove si sosta per riprendere il cammino, un luogo a cui giungono e da cui si dipartono sentieri, alludendo con ciò alla essenziale erraticità del pensiero e agli interminabili percorsi verso la verità.
L’originalità e la pregnanza del concetto di Lichtung consistono nel «far coincidere l’oggetto della ricerca con il modo del cercare» (Rovatti, 1989). L’ultimo Heidegger è infatti impegnato nel paradosso di non catturare mai l’oggetto della ricerca (la Verità, l’Essere), ma di custodirlo e salvaguardarlo nella sua costitutiva indicibilità. Egli contrappone un “girargli intorno”, un “lieve circoscrivere”, all’atteggiamento catturante e smascherante della metafisica e della scienza.
Custodire, salvaguardare, lasciar essere rappresentano i vertici della metafora heideggeriana della Lichtung…”

  1. Amoroso L. (1983): “La Lichtung di Heidegger come lucus a (non) lucendo”. In: “Il pensiero debole”, a cura
    di G. Vattimo e P. L. Rovatti, Milano, Feltrinelli.
  2. Heidegger M. (1969): “Tempo ed Essere”. Napoli, Guida, 1980.

  3. Rovatti P. A. (1989): “Le parole della divergenza”. Aut Aut., 234, nov-dic.

heidegger

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Neurologo e Psichiatra. Scrittore di Haiku

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