Porcospini e il disturbo del limite

Posto la famosissima parabola di Arthur Shopenhauer sui porcospini che, in modo semplice e meglio di ogni altra descrizione clinica, definisce il tragico destino delle persone affette dal disturbo borderline di personalità.

Poche osservazioni:

Il paziente borderline non conosce il calore, ma sperimenta solo il “piacere” della bruciatura (per lenire la sua angoscia di vuoto interno o per superare la noia), o il mantenimento di una apparente freddezza (quest’ultima per confermare a sé stesso di non valere nulla, di non essere amato e di essere sempre rifiutato o abbandonato).

Non sa regolare la giusta distanza con le altre persone vinto da una dicotomia implacabile tra iper-idealizzazione e iper-svalutazione degli altri (il suo pensiero non conosce il grigio). Quindi le sue relazioni sono caotiche e tempestose.

Non tollera la solitudine (e gli abbandoni) perché percepisce un senso di vuoto interno che lo perseguita e lo angoscia, ma paradossalmente e spesso inconsapevolmente  le cerca perché gli confermano il fatto di non valere molto.  Si sente pertanto vivo solo nella trasgressione e nel superamento dei limiti, con comportamenti impulsivi e auto- od etero-distruttivi .

Il migliore trattamento è la ferma  osservanza dei limiti posta con gentilezza, una volta che si sia costruita una relazione terapeutica in cui passa affetto e comprensione

Il testo della parabola dei porcospini  è tratto da : http://it.wikipedia.org/wiki/Dilemma_del_porcospino#cite_ref-1

 

« Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l’uno verso l’altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro. La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere.

A colui che non mantiene quella distanza, si dice in Inghilterra: keep your distance! − Con essa il bisogno del calore reciproco è soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. − Colui, però, che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla società, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli. »

Qui inserisco la foto del famoso porcospino usato da Freud come soprammobile sulla propria scrivania

prochnik1

 

I criteri diagnostici per il Disturbo Borderline di Personalità secondo il DSM-IV-TR sono 9.

Per considerare il disturbo conclamato devono essere presenti almeno cinque dei nove criteri, come specificato nel punto A.

A. Una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e una marcata impulsività, comparse nella prima età adulta e presenti in vari contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:


1. Sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono. Nota: Non includere i comportamenti suicidari o automutilanti considerati nel Criterio 5.
2. Un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate dall’alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione.
3. Alterazione dell’identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili.
4. Impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto, quali spendere, sesso, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate). Nota: Non includere i comportamenti suicidari o automutilanti considerati nel Criterio 5.
5. Ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari, o comportamento automutilante.
6. Instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore (per es., episodica intensa disforia, irritabilità o ansia, che di solito durano poche ore, e soltanto raramente più di pochi giorni).
7. Sentimenti cronici di vuoto.
8. Rabbia immotivata e intensa o difficoltà a controllare la rabbia (per es., frequenti accessi di ira o rabbia costante, ricorrenti scontri fisici).
9. Ideazione paranoide, o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress.

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Info piellebi
Neurologo e Psichiatra. Scrittore di Haiku

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